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Disturbo dell’Identità di Genere

L’identità di genere coincide con il sentirsi maschio o femmina, in una consapevolezza del proprio genere e quindi con la percezione sessuata di sé. La manifestazione pubblica dell’identità di genere, viene definita ruolo di genere e comprende tutte quelle modalità comportamentali che indicano agli altri la propria appartenenza a uno dei due sessi, oppure l’esistenza di un’ambivalenza. La maggior parte dei giovani prende molto sul serio la consapevolezza di essere maschio o femmina, da qui deriva la forte sofferenza della cosiddetta “disforia di genere”, che è appunto alla base dei disturbi dell’identità di genere.

Quando si sviluppa l’identità di genere?

Una tappa fondamentale dello sviluppo dell’identità di genere si ha intorno ai 3 anni, il bambino infatti grazie all’acquisizione del linguaggio parla di sé al maschile o al femminile, intorno ai 6-7 anni si struttura la costanza di genere.

I disturbi dell’Identità di Genere, sono caratterizzati da due aspetti fondamentali:

  • un’intensa e persistente identificazione con il sesso opposto;
  • l’identificazione con l’altro sesso non deve essere solo un desiderio per un qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto.

Gli individui sperimentano un intenso malessere in riferimento alla propria assegnazione sessuale, oppure un senso di estraneità legato al proprio sesso di appartenenza.

In genere si hanno tre tipologie di disturbo dell’identità di genere.

Disforia di genere da donna a uomo
Solitamente queste persone sono state molto mascoline nell’aspetto e nel comportamento fin dall’infanzia. In genere non hanno mai avuto attrazione fisica per i maschi, ma prevalentemente per le sole donne, tanto da ricercare esperienze omosessuali con una certa frequenza. Tuttavia le relazioni tendono a fallire, in quanto desiderano avere relazioni con le donne in quanto uomini, non in quanto donne.

Disforia di genere da uomo a donna, tipo androfilico
All’interno di questa categoria si presenta la classica figura del transessuale, che presenta caratteristiche opposte rispetto alla classificazione sopra riportata. Durante l’infanzia sono stati effemminati, gentili, graziosi, hanno evitato giochi violenti. In età adolescenziale hanno avuto esperienze omosessuali risultate perlopiù fallimentari e poco gradite in quanto aspirano ad un rapporto con uomini eterosessuali che li desiderano come donne.

Disforia di genere da uomo a donna, tipo autoginefilico
In questa categoria si racchiude la classica figura del transessuale. Con il termina “autoginefilia”, ci riferiamo al provare piacere sessuale (filia), alla fantasia di se stessi (auto), come femmine (ginè). Questi individui riferiscono di aver iniziato a travestirsi con gli abiti della madre o della sorella prima della pubertà, descrivendo tale esperienza come tranquillizzante e piacevole. Successivamente continuano ad essere eccitati dalla fantasia di avere un corpo femminile o di apparire come donne. Corteggiano ragazze ma lottano al contempo con i propri impulsi al travestimento, con il passare del tempo la spinta verso fantasie di essere una donna continua a crescere con conseguente frequente depressione e/o abuso di sostanze, come tentativo di risoluzione del conflitto.

Il DSM-V parla di Disforia di genere distinguendo tra Disforia di genere nei bambini e tra Disforia di genere negli adolescenti e negli adulti. Caratteristica necessaria per la diagnosi è una marcata incongruenza (che determina marcato disagio) tra il genere che è stato loro assegnato (solitamente alla nascita, genere assegnato alla nascita) e il genere da loro esperito/espresso. La sofferenza non si limita al desiderio di appartenere semplicemente al genere opposto, ma può comprendere un desiderio di appartenere a un genere alternativo, purchè differisca dal genere assegnato all’individuo.
La disforia di genere si manifesta in modo differente nelle diverse fasce di età.

Trattamento

Il trattamento comprende la riduzione dell’ostracismo sociale da parte dei coetanei ed il trattamento della patologia sottostante. Al disturbo dell’identità di genere sono infatti solitamente associate altre psicopatologie sia nel bambino/adolescente/adulto che nella famiglia, come disturbi di personalità ed ansia da separazione.

La riattribuzione chirurgica di sesso è la soluzione più estrema che porta a un passaggio all’altro sesso tramite un’iniziale terapia ormonale ed un successivo intervento chirurgico radicale e definitivo che trasforma il corpo della persona in modo da adeguarlo il più possibile alle caratteristiche somatiche del sesso opposto, a cui il soggetto aspira di appartenere.

La Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association (HBIGDA), ha elaborato delle linee guida relativamente al processo di riattribuzione del genere che sono ritenute molto importanti e vengono seguite in diversi paesi. I punti fondamentali da considerare sono di seguito riportati:

  • valutazione psicologica centrata sulla valutazione della salute mentale del soggetto;
  • periodo minimo di tre mesi di esperienza di vita secondo il genere desiderato.

Solitamente viene dato particolare risalto alla necessità di una reale esperienza di vita nel ruolo di genere desiderato, in modo che la persona si renda conto se ciò soddisfa pienamente le sue aspettative ed i suoi bisogni, in considerazione del fatto che l’intervento chirurgico non è reversibile.


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