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Una funzionalità erettile normale dopo prostatectomia radicale è rara

Secondo uno studio presentato al 30° Congresso dell’European Association of Urology dopo un intervento di prostatectomia radicale è molto infrequente avere erezioni paragonabili a quelle che aveva prima dell’intervento chirurgico. Gli autori dello studio, il Dr. Mikkel Fode, dell’Herlev Hospital di Copenhagen e colleghi, hanno raggiunto queste conclusioni in base al fatto che solo il 6,7% (14 pazienti su 210) ha dichiarato di raggiungere le stesse erezioni prima e dopo questo tipo di chirurgia. Secondo i ricercatori, comunque, l’argomento risulta ancora molto controverso, in parte a causa del questionario usato in questo genere di studi, chiamato International Index of Erectile Function (IIEF), che non è stato validato nei pazienti affetti da carcinoma della prostata. Per cercare di chiarire questo punto, il Dr. Fode e i suoi collaboratori hanno aggiunto una domanda al questionario IIEF-5, una versione abbreviata del questionario IIEF: “La tua funzionalità erettile è come prima dell’intervento chirurgico? (si/no)”. I ricercatori hanno inviato la loro versione del questionario IIEF-5 a 210 uomini in cura presso l’Herlev Hospital, che hanno completato il questionario mediamente 23 mesi dopo l’intervento. Anche senza tener conto di questa domanda aggiuntiva, i punteggi ottenuti indicavano che questi pazienti, con un’età media di 65 anni, presentavano gravi problemi di disfunzione erettile, dato che il punteggio medio è passato da 21,7 prima dell’intervento a 9,9 dopo l’intervento. Inoltre, sono stati raccolti dati sull’uso di farmaci o di altri trattamenti della disfunzione erettile. 83 uomini su 189 che non facevano uso di trattamenti prima della prostatectomia radicale, hanno iniziato dopo l’intervento chirurgico. In particolare, 58 pazienti hanno cominciato una terapia con inbitori delle fosfodiesterasi, 17 una terapia iniettiva, 5 hanno utilizzato un suppositorio uretrale a base di alprostadil, 1 un dispositivo per facilitare l’erezione e 2 sono stati sottoposti ad impianto penieno. I questionari IIEF-5 dei 49 pazienti (23,3%) che non hanno fatto uso di trattamenti per favorire l’erezione non hanno riportato punteggi inferiori alla norma. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, il test IIEF-5 può non rappresentare fedelmente l’esperienza di questi pazienti. Secondo il Dr. Fode, un ritorno ad una sessualità normale potrebbe essere di norma sovrastimato dai clinici, fondamentalmente perchè vengono fatte domande non corrette. “Il questionario IIEF-5 è focalizzato sulla performance in un periodo di 6 mesi nel post-intervento e riporta domande sulla confidenza nell’erezione, la soddisfazione nel rapporto sessuale e la capacità di avere un rapporto completo. Non sono presenti domande specifiche sull’impatto dell’intervento chirurgico sulla funzionalità erettile. La presenza di una disfunzione erettile dopo la chirurgia del carcinoma della prostata è nota, ma il nostro metodo di valutazione risulta innovativo” ha concluso il Dr. Fode. Possono essere individuate, inoltre, alcune variabili predittive sulla gravità della disfunzione erettile in questi pazienti, quali il grado di preservazione dell’innervazione, l’età del paziente al momento dell’intervento chirurgico ed il livello di potenza sessuale prima della chirurgia. In questo studio il risparmio dell’innervazione bilaterale e l’assenza di malattie cardiovascolari sono stati associati ad un ritorno ad una normale funzionalità erettile nel post-intervento, mentre l’età dei pazienti, il tempo trascorso dall’intervento, la classificazione del carcinoma prostatico secondo D’Amico e la contemporanea presenza di altre patologie non hanno evidenziato un valore predittivo sulla presenza o sulla gravità della disfunzione erettile. Secondo esperti non coinvolti nella ricerca, tuttavia, il metodo sviluppato dai ricercatori danesi necessita di un’adeguata validazione attraverso studi controllati. Sebbene i dati riportati in letteratura presentino un’ampia variabilità, sia la chirurgia che la radioterapia del cancro prostatico hanno un notevole impatto sulla funzionalità erettile e tale aspetto andrebbe sempre discusso con i pazienti prima del trattamento.

 

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