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Il “sesso” sta cambiando

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Il comportamento sessuale è radicalmente cambiato negli ultimi decenni.

A rivelarlo sono i risultati di studi di coorte condotti dai ricercatori del National Survey of Sexual Health and Behavior (NSSHB), che hanno intervistato più di 15.000 adulti nel Regno Unito di età compresa tra i 16 e i 74 anni.
Riportiamo in sintesi: l’età del primo rapporto sessuale si è abbassata a 15 anni, senza differenze significative fra ragazzi e ragazze. Tra i quindicenni sessualmente attivi, circa un quarto dichiara di non fare uso di alcun metodo contraccettivo. La mancanza di una adeguata protezione espone ad una serie di problematiche collegate ad un rischio fisico (malattie sessualmente trasmesse e gravidanze precoci), ad un rischio psicosociale (difficoltà di madri adolescenti ad allevare la prole, maggiore probabilità di abbandono scolastico con ridotta opportunità di realizzazione personale) ed ovviamente non sono esenti conseguenze di tipo psicologico (relazioni non paritarie, dipendenti o violente). Creare spazi di dialogo e confronto educando i giovani ad una “buona sessualità” , al limite ritardare l’età della prima esperienza sessuale, può permettere di raggiungere una maggiore maturazione emotiva e cognitiva e gestire con maggiore consapevolezza pienamente le implicazioni legate all’attività sessuale nel pieno rispetto dell’identità propria ed altrui.

Dagli studi inoltre emerge come uomini e donne continuino ad essere sessualmente attivi ben oltre gli anni della loro riproduttività. Gia Kinsey nel 1950, aveva messo in luce che mentre l’attività sessuale continua anche in tarda età, se pur si accompagna ad una complessiva diminuzione della frequenza dei rapporti sessuali, sia nei maschi che nelle femmine, legata ad una diminuzione della libido ma influenzata soprattutto da atteggiamenti e aspettative culturali.
Si assiste quindi ad una sessualità che cambia ma non finisce e come afferma Cattaneo (1995): “…ognuno dovrebbe imparare a vivere il proprio corpo come qualcosa che ha trasformato e adattato durante gli anni per farne veramente il proprio corpo, godendone tutti gli aspetti, in tutte le modalità sempre diverse e a seconda della fase evolutiva in cui si trova…” (sessualità compresa).

Dagli studi di coorte emerge inoltre che sempre sono sempre di più gli individui che non vivono con il proprio partner; questo fenomeno è progressivamente aumentato dal 1996 e potenzialmente implica una diminuzione dei rapporti sessuali all’interno della coppia (ovvero sotto la stessa dimora) agevolando nuove forme di relazioni extraconiugali. Riferendoci a queste, dalle interviste emerge come individui con un più alto livello di istruzione mostrino un atteggiamento più tollerante verso il tradimento; tali esperienze non vengono riferite come singoli incontri ma intese come relazioni protratte nel tempo.
Ulteriori opportunità per le persone di incontrarsi vengono offerte dai social network e da internet. L’uso di internet, di siti pornografici e delle chat creano nuove forme di relazioni che possono sovrapporsi a quelle reali o alienare i contatti con il mondo.

Un’interessante differenza tra uomini e donne riguarda le preferenze sessuali, nei confronti delle quali le donne, rispetto agli uomini, dichiarano una maggior disponibilità nelle scelte sessuali sia verso rapporti omosessuali che eterosessuali.
Nelle donne, le percentuali più alte di esperienze omosessuali si hanno prima dei 35 anni e sembrano correlare positivamente ad un maggior grado di istruzione. Gli uomini, rispetto alla omosessualità, pare vivano questa non come una scelta esperienziale ma come una loro condizione spesso presente sin dall’adolescenza.
Per entrambi i sessi la sperimentazione di relazioni sessuali con partner dello stesso sesso diminuisce significativamente dopo l’età di 55 anni.
All’interno della coppia l’utilizzo di pratiche sessuali quali il sesso orale o anale è fortemente aumentato negli ultimi 10 anni.

Non ben poche sono però le “difficoltà” dichiarate da parte di ambo i sessi: il 51% delle donne intervistate e il 42% degli uomini hanno riferito di avere problemi legati alla sfera del desiderio ma solo in una piccola percentuale hanno riferito di cercare aiuto da un professionista.
Infine, da più di qualche anno si affaccia sulle riviste di numerosi giornali un fenomeno che fino ad una decina di anni fa era tipicamente maschile ( purtroppo legato anche alla prostituzione minorile) mentre attualmente pare dipingersi più di rosa: il turismo sessuale femminile.

Le “turiste sessuali” sono donne di tutte le età: dai 20 ai 60 anni e oltre. Sono mogli che lasciano a casa i bambini, donne separate, divorziate, vedove che cercano un’avventura con uomo esotico o di colore per “..tornare indietro negli anni, ritrovare la spensieratezza, gratificazioni narcisistiche e furore testosteronico…”.
Le mete preferite sono: Kenya, Giamaica, Santo Domingo, Cuba, Tanzania e Gambia.
Jacqueline Sanchez Taylor e Julia O’Connell Davidson, due sociologhe inglesi, che hanno analizzato nello specifico il turismo sessuale femminile in Giamaica, intervistando 240 donne in vacanza, hanno scoperto che almeno un terzo di loro, pur ammettendo di aver avuto una relazione con ragazzi del luogo – con regali e cene offerte generosamente – ha categoricamente escluso di aver pagato dei “prostituiti”.
Il pensiero che siano interessate a loro solo per motivi economici non le sfiora nemmeno, “l’uomo di colore è sempre disposto a fare sesso!!” dicono.
Le complicazioni alla fine non sono poche: si va dalla cocente delusione amorosa fino alla richiesta di altro denaro.

Emancipazione femminile o nascita di una nuova schiavitù ?

 

Categoria: Sesso e salute

 

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