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L’infedeltà ha il suo gene

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Studi riportano l’esistenza di un gene che potrebbe essere correlabile all’infedeltà.
Nel 2008 Walum e colleghi hanno ricercato nei maschi facenti parte di 552 coppie, sposate o conviventi da almeno 5 anni, la presenza o meno di una variazione del gene che codifica per un recettore del neuropetide vasopressina. Tale variazione era stata messa in relazione con l’infedeltà maschile in studi sull’animale.
In base ad un punteggio nella scala Partner Bonding Scale, volta ad esaminare i legami all’interno della coppia, è emerso un elevato numero di crisi coniugali all’interno delle coppie, in cui gli uomini era portatori del gene variato. La presenza del gene “portatore dell’infedeltà” è stata correlata positivamente anche con i punteggi di alcuni test che sono stati somministrati ai partecipanti per indagare la soddisfazione coniugale. Una maggiore insoddisfazione era legata alla presenza di questa variazione genetica negli uomini.
Altri studiosi hanno più volte avanzato teorie in grado di spiegare l’evoluzione dell’adulterio negli esseri umani.
La biologa e antropologa Fisher, occupandosi ormai da molti anni del fenomeno, afferma come durante la preistoria i maschi infedeli si riproducessero più frequentemente dei loro coetanei fedeli, ponendo in tal modo le basi di una maggiore “variabilità genetica” nei discendenti. Dal canto loro, le donne primitive infedeli riuscivano a fruire di maggiori risorse economiche attraverso i molteplici partner, i quali assicuravano alla prole una garanzia maggiore, nel caso di morte o di malattia di uno dei genitori.
Linfedeltà ha offerto pertanto ricompense biologiche importanti sia ad uomini che donne, fin dalla preistoria, perpetuando fino ad oggi le basi biologiche del tradimento in ambo i sessi.
All’interno del suo pensiero la Fisher, parla altresì di “esclusività sessuale”, dettata dal desiderio di possesso. La fedeltà in questo senso era utile nell’evitare all’uomo di essere tradito, di allevare il figlio di un altro ed al contempo proteggeva la donna da un’eventuale rivale che poteva portarle via il compagno e padre dei suoi figli.
Entrambe queste convenienze: la fedeltà e l’infedeltà, originate da motivazioni diverse ed apparentemente contraddittorie, sembrano cozzare nell’odierna attualità con la morale; la quale presuppone come fine ultimo il controllo del comportamento sessuale, in particolar modo quello femminile.
La fluidità della sessualità femminile, sempre più libera e svincolata dal piacere maschile, viene così frenata dall’era della pudicizia e della moralità.
Ogni era ha la sua legge biologica.

Bibliografia
Walum, H et al. Genetic variation in the vasopressin receptor 1a gene (AVPR1A) associates with pair-bonding behavior in humans.

 

Categoria: Sesso e salute

Tags: infedeltà 

 

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