Responsabile sito Dott. Giuseppe Montefrancesco

Strada delle Scotte, 6
53100 Siena
tel 0577 233228
info@insostanza.it

SEGUICI SU

La violenza sessuale può alterare il cervello della donna?

Secondo l’OMS circa il 30% delle donne nel mondo subisce almeno un episodio di violenza sessuale durante il corso della propria vita, riportando pesanti effetti a livello della stima di sé e del rapporto con il proprio corpo. Facendo riferimento al termine “violenza sessuale” non si intende necessariamente l’aspetto circoscritto alla penetrazione, bensì l’impossibilità da parte della vittima di scegliere o comprendere quello che le sta accadendo o che le viene proposto.
La letteratura scientifica ha già evidenziato come a seguito di un trauma quale l’abuso sessuale, si possano presentare irrequietezza, agitazione, forte ansia, depressione, difficoltà di concentrazione e di memoria a molto tempo dopo l’evento traumatico. A livello cerebrale si hanno modificazioni a carico dell’ippocampo, dell’amigdala, dell’area prelimbica e della corteccia frontale. L’ippocampo è svolge un ruolo importante nell’apprendimento e nella formazione di nuovi ricordi di eventi vissuti che sono consapevolmente appresi e poi altrettanto consapevolmente recuperati dall’individuo che ne è in possesso. A seguito di un trauma questa capacità di “ripescaggio” di informazioni verrebbe persa, assieme ad una difficoltà nell’apprendere nuove informazioni. La parte più emotiva del cervello prenderebbe il sopravvento, facendo prevalere emozioni altamente spiacevoli.
In un recente studio condotto presso la Rutgers University e pubblicato su Scientific Reports, la dott.ssa Tracey Shors ed i suoi collaboratori hanno cercato di comprendere come episodi di violenza sessuale subiti in età giovanile possano portare a modificazioni cerebrali nel lungo periodo attraverso l’applicando su animali da laboratorio di un modello definito SCAR (Sexual Conspecific Sexual Aggressive Response) ritenuto in grado di valutare meccanismi cerebrali, quali la memoria e l’apprendimento, che possono subire alterazioni in seguito ad episodi di violenza sessuale. L’ esperimento è stato effettuato su femmine di roditori in età prepubere, quindi non mature per l’attività sessuale, inserite per circa 30 minuti al giorno in una piccola gabbia con maschi sessualmente esperti. Comportamenti, quali annusamento della regione anogenitale da parte dei maschi e conseguenti fughe da parte delle femmine, sono stati considerati episodi di aggressione sessuale. Sono state misurate concentrazioni significativamente elevate dell’ormone dello stress corticosterone nei ratti femmina durante e dopo queste esperienze. Successivamente le femmine sono state studiate per un intervallo temporale che andava dalla pubertà fino all’età adulta ed è stato valutato il loro atteggiamento nei confronti della prole. In tutto il periodo è stata rilevata una notevole difficoltà nell’apprendimento, testimonianza della ridotta attività di neurogenesi a livello dell’ippocampo. Inoltre, i ratti femmina che erano stati oggetto di comportamenti sessuali aggressivi rispetto ai controlli non hanno prestato alcuna attenzione alla prole, né ne hanno anticipato alcun bisogno.
Gli effetti del trauma di natura sessuale, esaminati per la prima volta lungo una precisa sequenza temporale, indicherebbero in un modello animale un forte impoverimento emotivo ed alterazioni neurologiche caratterizzate dall’incapacità di apprendere e formare nuove memorie e di prendersi cura della prole.
Sebbene i ricercatori dichiarino di non essere in grado di estrapolare questo tipo effetti all’uomo, altri studi hanno precedentemente dimostrato che le aggressioni sessuali sono una delle principali cause di disturbo post traumatico da stress nelle donne, che è correlato ad una riduzione della memoria ed apprendimento.
“Sappiamo molto poco dei meccanismi cerebrali alla base della depressione e dei disturbi dell’umore che si presentano nelle donne vittime di abusi sessuali, ma con nuovi approcci metodologici e studi su come il cervello femminile può reagire a queste aggressioni, sarà possibile pianificare interventi riabilitativi mirati e sostenuti nel tempo”, ha concluso la dott.ssa Shors.

 

Categoria: Sesso e salute

 

tutte le news

 

 


Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*

*

Icons made by Freepik, OCHA, Puppets from www.flaticon.com is licensed by CC BY 3.0
Vai alla barra degli strumenti