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L’attività cerebrale in amore

Fino ad oggi, pochi studi di neuroimaging con fMRI che sono stati pubblicati, sono in grado di chiarire i correlati neuronali dell’amore romantico. Generalmente le aree del cervello che vengono attivate nell’amore romantico sono le seguenti:

  • insula mediale;
  • corteccia cingolata anteriore;
  • ippocampo;
  • striato;
  • nucleo accumbens;
  • ipotalamo.

Queste aree sono tutte importanti componenti del sistema di ricompensa cerebrale e tutte contengono elevate concentrazioni di dopamina: una loro attivazione spinge a ripetere l’ atto che le ha attivate. A conferma di ciò basti pensare che molte di queste regioni sono adiacenti o addirittura coincidono (come l’ ipotalamo) alle regioni che mostrano un aumento dell’ attività durante l’ eccitazione sessuale e che con esse creano numerosi rapporti in grado di costituire un circuito di attivazione reciproca.

Parallelamente all’attivazione di queste regioni, numerose altre aree corticali vengo disattivate; tra queste figurano l’ amigdala, la corteccia frontale, la corteccia prefrontale, i lobi temporali e le giunzioni temporo-parietali. Conoscendo il ruolo di queste aree è facile comprendere quanto sia utile una loro disattivazione nel processo dell’ innamoramento.

L’ amigdala è infatti implicata nella generazione delle emozioni e soprattutto della paura: una sua disattivazione riflette la diminuzione della paura e lo stato di appagamento che si provano quando si è vicini ad una persona che si ama; anche ossitocina e vasopressina regolano l’ attività dell’ amigdala rispettivamente diminuendola e aumentandola.

La corteccia frontale entra nell’esperienza delle emozioni negative e del giudizio oggettivo: disattivarla significherà da un lato ridurre l’ aspetto negativo di una sensazione e dall’altro ridurre la capacità di giudicare oggettivamente un evento, o come in questo caso, una persona. Entrambe queste attività consentono di avere una visione maggiormente positiva del partner.

Le altre aree che vengono disattivate (corteccia prefrontale, lobi temporali e giunzioni temporo-parietali), sono infine coinvolte nell’ elaborazione del pensiero e nella valutazione dei sentimenti e delle intenzioni altrui: ottenerne una disattivazione significherà agire in maniera più immediata.

Un dato interessante è l’ evidenza di alcune somiglianze e differenze tra l’ amore romantico e quello materno: entrambi attivano il sistema dopaminergico della ricompensa e inibiscono le stesse aree cerebrali; tuttavia solo nell’ eccitazione sessuale e nell’amore romantico avviene l’ attivazione dell’ ipotalamo.

Tutto ciò suggerisce che l’ aspetto sessuale delle relazioni sentimentali risieda proprio nell’ ipotalamo e che la sua assenza nelle relazioni madre-neonato sia dovuto proprio ad una mancata attivazione di quest’ ultimo.
Il ruolo dell’ ipotalamo nella generazione del desiderio e nell’ atto sessuale è maggiormente chiarito nella sessione “Desiderio”.

Da quanto esposto, infine, risulta chiaro come non sia possibile identificare un’ unica area cerebrale adibita alla regolazione del complesso processo dell’ amore ma che affinché questo si realizzi è necessaria l’ attività combinata di numerose aree cerebrali che agiscano di concerto al fine di rendere il soggetto innamorato.

 

Per approfondire:

Si rimanda alla visione del video di Helen Fisher: Why we love.
L’amore, sostiene l’antropologa, è un esperienza che coinvolge culture di tutto il mondo.
“….in tutto il mondo le persone amano. Cantano per amore, danzano per amore, compongono poemi e storie sull’amore. Raccontano miti e leggende sull’amore. Si struggono per amore, vivono per amore, uccidono per amore e muoiono per amore.
Come scrisse Walt Whitman: “Oh, mi giocherei tutto per te“. Gli antropologi hanno trovato testimonianze di amore romantico in 170 società. Non ne hanno mai trovata una in cui fosse assente.
Perché desideriamo così tanto amare, fino al punto di morire per amore? Helen Fisher e la sua équipe di ricercatori hanno studiato e confrontato risonanze magnetiche di persone innamorate e di persone che erano appena state lasciate.
I risultati della ricerca sono poi stati discussi dalla dott.ssa Fisher.

La visione del video è accessibile anche dal menu principale, nella sezione “video”, dove si riporta di seguito la relativa traduzione.


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