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Antidepressivi e sessualità

Per il trattamento della depressione i farmaci di norma utilizzati sono gli antidepressivi triciclici (TCA) e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Il meccanismo d’azione dei TCA è costituito essenzialmente dal blocco della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina, ed in misura minore della dopamina, con conseguente aumento della quantità dei neurotrasmettitori nel vallo sinaptico. Gli SSRI hanno un meccanismo d’azione analogo a quello dei triciclici ma con azione selettiva solo sulla serotonina (5-HT). Tale azione, aumentando la disponibilità di 5-HT a livello delle sinapsi, innesca una catena di eventi che, analogamente ai triciclici, porta ad aumento della neurogenesi e della plasticità cerebrale.

Tra gli SSRI i più comunemente utilizzati sono la paroxetina, l’escitalopram, il citalopram e la sertralina. Tra i TCA si utilizzano maggiormente la clomipramina, l’imipramina, l’amitriptilina e la trimipramina.

Ma quali effetti hanno questi farmaci sulla sessualità e/o sull’espressione emotiva?

Dai risultati di una recente indagine emergono interessanti differenze di genere, fino ad oggi poco indagate. La ricerca, condotta dalla dott.ssa Donatella Marazziti, presso l’Università di Pisa, è stata effettuata su un campione di 192 individui (124 donne e 68 uomini) con depressione lieve-moderata in trattamento con TCA e con SSRI. Ai partecipanti è stato somministrato un questionario: il Sex-Attachment-Love Test (SALT) che esamina tre differenti domini: la sessualità, l’attaccamento e l’affettività. Dai risultati sono emerse importanti differenze di genere riguardo agli effetti degli psicofarmaci.

L’utilizzo di SSRI è stato associato, soprattutto negli uomini, a problematiche affettive come ad esempio: incapacità di esprimere il proprio stato emotivo, ottundimento affettivo, difficoltà nel comunicare alla partner pensieri ed emozioni.
Le donne, durante il trattamento con SSRI, sembrerebbero non riportare gli effetti sopra citati. La maggiore emotività che solitamente caratterizza la personalità femminile, potrebbe in questo senso costituire un fattore protettivo.
Inoltre il trattamento con SSRI, porta frequentemente ad una diminuzione del desiderio sessuale, in particolar modo negli uomini, questo dato non è tuttavia emerso dai risultati del questionario. Questa distorsione potrebbe essere collegata ad una difficoltà del campione nel riferire problematiche sessuali.

L’utilizzo dei triciclici (TCA) è invece significativamente associato a disturbi sessuali, nello specifico disturbi del desiderio, in particolar modo nelle donne.
La ricerca dimostra la sua innovatività nel tener di conto della possibile varietà degli effetti degli psicofarmaci in riferimento al genere. Queste differenze possono così essere considerate elementi importanti da considerare nella pianificazione del trattamento terapeutico ed essere così discusse assieme al paziente.


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